Lettera a mia nonna

Cara nonna,

è la prima volta che finalmente posso dirti ciò che voglio.I bigliettini delle elementari non rappresentano minimamente ciò che in realtà provo. Ho scelto per te una lettera perché preferisco dirti le cose non per rima, dato che non sono brava. Iniziamo da quando ero piccola. Non ho grandi ricordi ma non dimentico quei giorni in cui io e te facevamo gli gnocchi che tu tagliavi per pura che io mi facessi male; ricordo di quando giocavamo con mio cugina e tu avevi la scorta di lego nello sgabuzzino. Ricordo che avevi comprato una scopettina per farmi pulire il “casino” che facevamo, ricordo ancora i cartoni che ti costringevo a vedere e che tu ricordi ancora.

nonni_sitter_296Poi iniziavano le elementari  : da casa tua ci mettiamo nel negozio di mamma e assieme a noi si unisce Chicchi: non ero gelosa, anzi, le volevo bene, ma le non tanto ai miei capelli e tu eri li a farci ridere; ricordi di quando facevo casini e tu eri l’intermediario tra me e mamma; ricordo che tu mi facevi fare i vestiti per le bambole; ricordo quel materasso che avevo li a terra, tra gli scaffali, dove dormivo quando non volevo studiare.

Intanto Chicchi cresce, io cresco e dal negozio veniamo a casa mia: ti ricordi nonna quando vedevamo la tv insieme? E ti ricordi a nove anni quando abbiamo litigato per il telecomando e, nel rincorrerti, ho ingoiato la gomma? Ricordi i piatti di pasta, le prime volte a sistemare i letti e le camere? E ti ricordi nonna le volte che avevo la febbre e tu mi facevi i panni all’alcol? E quando mamma si è operata? Nonna tu eri lì, con me, sul quel divano a dirmi che sarebbe andato tutto bene, mentre io non mangiavo.

Nonna, sai quante lacrime sto versando ora? E dire che c’è molto altro.

Ancora io continuo a crescere, Chicchi cresce e arriva la quinta: in quei giorni non c ‘era sempre quel tuo piatto di pasta che cambiavi con brodo, ” tanto per cambiare”, e intanto iniziavano i litigi: ero nervosa, ma non ti ho mai voluto male; ti ricordi quando sono uscita fuori al dondolo e tu urlavi. . . ricordo che piangevo non volevo che gridassi. Però, ogni volta tornavamo a far pace, con un abbraccio e le scuse. Intanto, arrivano anche le medie: ricordi ancora l’enorme quantità di te e camomilla insieme? I brodi, le zuppe, le pagnotte e le pizze che facevamo insieme, le patatine fritte che a me piacciono tanto. . . . Ricordi poi l’estate? Io e te a ricamare sul ciglio della porta mentre leggevamo un libro e Chicchi a giocare con Jack. Lì purtroppo nonna, ho visto quanto soffrivi: non ti sentivi amata dagli zii e dai cugini. . . perché non ti vogliono quel bene che ti voglio io? Poi arriva la seconda media. L’anno passa tra pagnotte, pasta e te, ma poi arriva, arriva il momento in cui ti devi operare: nonna sai quanto mi mancavi? Più di quanto andavi in gita a Rimini  o a cena quando non rimanevi con noi. Sai i pianti?

 Tutto va bene. Ora non fai più “ceeck ceeck” come dicevamo noi.

Era tutto a posto anche in vacanza, fino a quando non chiami e dici che sei caduta. Dove? Quando? Perche? lo sai la paura nonna? Tutto per prendere la torta del mio compleanno. Ora nonna tu stai bene: quei tuoi bei piatti di pasta rincuorano le mie giornate. Nonna ora che ricordo tra venti giorni compirai 72 anni e io devo ancora farti un regalo. . .  Non so bene cosa fare, perché niente può rappresentare il bene che ti voglio. Spero che queste parole abbiano reso l’idea. Non so più che dire. Anzi sì. Ti voglio bene nonna!

Tua, Marta.

 

Marta Incarnati III D

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