Il Comprensivo 3 celebra la Giornata contro la violenza sulle donne: poesie e componimenti dei ragazzi

Oggi, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, i 73 centri anti-violenza che aderiscono a D.i.Re saranno impegnati in numerose iniziative di sensibilizzazione sul problema della violenza contro le donne. In molte città si svolgeranno convegni, seminari, manifestazioni per parlare di un problema che ancora le nostre istituzioni non affrontano con efficacia.

Nei giorni scorsi anche gli alunni del Comprensivo 3 sono stati impegnati nella stesura di componimenti per la partecipazione a un concorso indetto dal Comune di Frosinone proprio per sensibilizzare i più giovani a questo tema così importante.
Da alcuni anni D.i.Re è impegnata anche nel monitoraggio sulle attività dei centri e nella raccolta dati che non sono epidemiologici ma definiscono le caratteristiche delle donne, delle violenze e degli autori di maltrattamenti. Durante il 2014 (hanno partecipato alla ricerca 69 centri su 73) sono state oltre 16.678 le donne accolte e fra di esse ci sono anche quelle in percorso dal 2013. Il 26,9% proviene da altri Paesi mentre il 73,1% è composto da italiane. Il 60% delle donne ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni e si tratta di donne che subiscono violenza da partner ed ex partner che costituiscono l’82% degli autori di violenza. In questi casi, cioè quando l’autore delle violenze è un partner o un ex, la richiesta di aiuto avviene circa dopo 2 o 5 anni dal primo episodio di violenza.

Nella nostra provincia i casi di maltrattamenti registrati nello scorso anno sono stati ben 15 tutti individuati dalla Squadra mobile della Questura di Frosinone che interviene in questi casi. Spesso sono caso di stalking che ha una escalation di violenza da parte di uno dei due ex coniugi, più spesso l’uomo, che non accetta la separazione/divorzio, spesso partono della denuncia dei vicini di casa stanchi di sentire urla, o dai pronto soccorso dove la vittima si reca per farsi curare.

Di sicuro i casi sono in crescita e c’è bisogno di sensibilizzare sin da giovani e in particolare modo i ragazzi al rispetto per la donna, che è madre, sorella, amica e amante ma mai oggetto!
Ecco alcuni dei componimenti dei ragazzi inviati al concorso per dire no alla Violenza sulle donne!

IL GREMBO DELLA VITA

La donna sempre usata

e mai valorizzata.

Ancor oggi nell’Oriente

lei non vale niente.

 

Sfruttata come un oggetto,

dagli uomini chiusa sotto un tetto.

 

Mamme, zie e mogli in Occidente

diventan imprenditrice, senatrice e presidente….

Ma posson anche esser maltrattate

perché proprietà dell’uomo considerate.

 

In ogni dove e in ogni tempo

alle donne dovremmo render omaggio

perché della luce sono il raggio

dell’amore sono il segno.

 

La donna è il grembo della vita,

l’angelo del focolare

che ogni cuore riesce a consolare

sfiorando un volto con le dita.

 

E’ il sorriso che placa il male

l’alba che accarezza il mare

la luce all’orizzonte

che allontana le tenebre dalle onde.

 

GIOVANNI FRONGIA e VINCENZO ZOINO

CLASSE II C ISTITUTO COMPRENSIVO ‘FROSINONE III’

 

 

RISPETTO

Rispetto per le donne

rispetto per il loro lavoro,

zie, mogli, madri e nonne

loro valgon più dell’oro.

 

Disprezzare la loro importanza

è un gran segno d’ignoranza.

 

Ma son sicuro che un domani

dall’Occidente al lontano Oriente

libere saranno delle donne le mani

a fermarle non ci sarà niente.

 

Niente più stupri né violenza

e la loro vita di problemi sarà senza.

E così verran stimate

perché son donne e vanno amate.

 

E così senza alcun dunque

le donne saranno libere ovunque.

 

GIOVANNI FRONGIA

CLASSE II C ISTITUTO COMPRENSIVO ‘FROSINONE III’

 LA DONNA

Schiave di molti uomini

vivon le donne con paura,

indifese come pulcini

accettando vita dura.

 

A volte sopraggiunge la morte

spalancando loro le sue porte.

Uccidere per l’uomo è naturale

se lei la libertà vuol rivendicare.

 

Per me è ingiusto

portar via quel dolce sorriso,

per qualcuno però è giusto

deturpare quel bel viso.

 

Le donne dovrebbero essere amate

in ogni luogo e tempo onorate,

perché son l’espressione dell’amore

che riscalda dell’umanità il cuore.

 

SELMI MOHAMED AZIZ

CLASSE II C ISTITUTO COMPRENSIVO ‘FROSINONE III’

 

 

LA DONNA, ESSENZA DIVINA

La donna, essenza divina;

la donna, essere coraggioso e nobile d’animo;

la donna, colei che ci dona la vita.

 

Ormai è rispettata e considerata pari all’uomo,

ma affrontare soprusi ha dovuto;

niente studio, niente svago,

per fortuna ora tutto è cambiato.

 

La donna ricopre ruoli importanti

ma purtroppo di femminicidi ce ne sono ancora tanti…

Infiniti violenze e sfruttamenti

da parte di uomini senza scrupoli, dementi.

 

Ma noi la realtà possiamo cambiare,

un passo indietro si deve fare;

rispettare, ascoltare, amare,

se insieme felici si vuole stare.

NO AGLI SFRUTTAMENTI E AI FEMMINICIDI!!!

 

BELLUSCI FRANCESCO, LARCHI VALERIO, MASETTI MARCO, SCACCIA RICCARDO.

ISTITUTO COMPRENSIVO ‘FROSINONE 3’, CLASSE 2C
25 novembre: non solo una data da ricordare…

La giornata internazionale della donna, definita comunemente Festa della Donna, si celebra l’8 marzo per ricordare tutte le conquiste delle donne in campo economico, politico e sociale. Purtroppo però, ancora oggi le donne sono vittime di discriminazioni e soprusi, per questo motivo è stata istituita un’altra festa commemorativa, quella del 25 novembre, in cui ricorre la ‘Giornata internazionale contro la violenza sulle donne’.

Infatti oggi più che mai , oltre che tutelare i diritti, serve urlare la rabbia contro le barbarie, le assurde violenze e i numerosi femminicidi perpetrati da uomini orchi che, approfittando delle debolezze femminili, fanno la parte degli “esseri superiori” , ma in realtà sono molto più deboli delle donne stesse. In Italia, sono all’ordine del giorno le cronache di violenze contro le donne: ragazze violentate, mamme uccise o misteriosamente scomparse, ingiustizie di ogni genere a danno del ‘sesso debole’, ma in realtà il vero sesso debole è rappresentato da quegli uomini che non sono neanche degni di essere chiamati tali.

Il termine “femmicidio” nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”.

Che cosa accomuna tutte queste donne? La loro colpa è quella di aver rifiutato il modello di donnaideale imposto dalla tradizione: la donna obbediente, brava madre e moglie, la donna sessualmente disponibile; il loro ‘reato’ è quello di essersi prese la libertà di decidere cosa fare della propria vita, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, compagno, amante ….

Per la loro autodeterminazione sono state punite con la morte.

Il femmicidio, però, riguarda tutte le forme di discriminazione e violenza che sono in grado di annullare la donna nella sua libertà, identità e dimensione psicologica. Pensiamo a quelle donne che subiscono per anni molestie sessuali sul lavoroo violenza psicologica dal proprio compagno, e alla difficoltà, una volta trovata la forza di uscire da quelle situazioni, di ricostruirsi una vita, di riappropriarsi di sé.

Ancora oggi le stragi di violenza maschile sulla donna vengono codificate dalla cronaca con le parole “omicidio passionale”, “momento di gelosia”, quasi a dare una giustificazione a qualcosa che è in realtà mostruoso.

Ma cosa si può fare per contrastare questo terribile e crescente fenomeno radicato nella nostra cultura?

Qualcosa è stato fatto, negli ultimi tempi in particolare: oltre alla nascita dei centri anti-violenza, dotati spesso anche di case rifugio, in tutto l’Occidente è stato introdotto il reato di “ femmicidio ”, con il quale si è voluto far capire che uccidere una persona, perché ci si ritiene proprietari del suo corpo, della sua vita, della sua libertà, è un’ aggravante giuridica e non più un’attenuante. Infatti in Italia, fino a non molti anni fa, l’uomo che uccideva la moglie o la fidanzata “per gelosia” poteva contare su un’attenuante giuridica: il movente “d’onore”, grazie al quale se la cavava con pochi anni di prigione. Una vergogna che affonda le sue radici in un’ eredità culturale arcaica e ancora viva: la femmina considerataproprietà del maschio.

E’ evidente che rispetto al passato sono stati fatti grandi passi avanti in campo giuridico, purtroppoperò non basta una legge per salvaguardare il sesso femminile, col tempo forse riuscirà a cambiare la cultura e la mentalità della nostra società maschilista.

Il 25 novembre è un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere, un motivo per ricordarsi che il rispetto è un diritto che vale tutti i giorni dell’anno.

 

STEFANO D’EMILIA E DANIELE SCACCIA CLASSE IIC ’ISTITUTO COMPRENSIVO ‘FROSINONE 3’
I molti volti delle donne

 

Molteplici volte ,molteplici sfide

di donne tradite, di dame

comunque dal pugno di ferro.

Molteplici giorni, molteplici anni

passati ad invocare rispetto.

Molteplici le imposizioni

e molteplici i danni per dar

nome alle proprie emozioni.

Molteplici le proteste e i dolori

per dar corpo ai propri valori.

Molteplici rivedo e ancora inutili

le fatiche dei miei modelli,

modelli comportamentali,

ancora nelle giornate cupe

e tristi di volti disfatti,

di sguardi distanti, di vite

perdute, di donne non più donne

da troppo vendute, di donne comuni

violate alla vita.

Il diritto di amare, di essere e dare

ancor questo da rivendicare

molteplici volte, molteplici sfide…

 

Angelica Fulco IIC

Nel corso della storia la donna ha sempre vissuto in una condizione di inferiorità; nei secoli ci sono stati grandi condottieri, re, filosofi, scrittori, scienziati, tanti grandi, tante personalità eccezionali, ma quasi tutti uomini. Per dare una spiegazione a questo fenomeno, c’è chi ricorre alla diversa struttura fisiologica del cervello umano, in particolare al diverso sviluppo dei lobi cerebrali, chi si limita a osservare la mancanza di opportunità per le donne, fatto sta che la questione è antichissima e del resto già nel testo biblico della Genesi era scritto che la donna fu creata da Dio non dalla terra, così come era accaduto per l’uomo, Abramo, ma da una costola di questo. Eppure un antico detto  afferma che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna. E non mi riferisco solo alle first lady del Novecento (come Hillary Clinton o, prima ancora, Jacqueline Kennedy). Mi riferisco, ad esempio, a Tahereh Saaedi Panahi, moglie del regista iraniano Jafar Panahi, che si è sempre battuto per la pace nel suo Paese e per la difesa dei diritti dell’uomo. Tahereh ha sempre sostenuto ed aiutato suo marito in questa battaglia e quando, nel luglio del 2009, il regista venne arrestato, lei iniziò a incontrare i giornalisti, a rilasciare interviste, richiamò l’attenzione del mondo del cinema e della politica e riuscì a ottenere la liberazione di Jafar.

Purtroppo fin dall’antichità la donna è stata sempre sottomessa, senza possibilità di ricevere un’istruzione, di viaggiare, di prendere parte alla vita politica e culturale. Eppure qualche donna eccezionale, nei primi secoli dell’anno Mille, c’è stata, qualcuna, come ad esempio Matilde di Canossa, Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, è riuscita a far valere la propria intelligenza e la propria forza di carattere. Ma allo stesso tempo centinaia di migliaia di donne in tutta Europa, soprattutto quelle più deboli e più indifese, sono “diventate” streghe, accusate di preparare filtri e veleni in grado di scatenare terribili pestilenze, di fare incantesimi così potenti da mandare in rovina i raccolti, di stringere patti col diavolo, di solcare i cieli a cavallo di una scopa per rapire di notte i bambini: bastava un piccolo sospetto e la sfortunata di turno veniva atrocemente torturata e condannata al rogo!

Bisogna aspettare il Settecento perché le donne, ma solo quelle poche che hanno la fortuna di appartenere a famiglie dell’alta società, possano ricevere un’istruzione e alcune riescono addirittura a brillare nelle discipline scientifiche, come ad esempio l’astronoma e matematica Sofia KowalevsKaja. Dall’Ottocento, con la rivoluzione industriale, sempre più donne escono dall’ambiente familiare ed entrano come operaie nelle fabbriche, ma a quali condizioni? Eppure a partire da questo secolo inizia un lungo e tenace cammino per la conquista dei propri diritti. Nel 1945 in Italia le donne ottengono il diritto di voto. E più passano gli anni, più esse riescono ad occupare posti di comando che, solo mezzo secolo prima, non si sarebbero mai sognate di poter raggiungere. Tuttavia, nonostante i grandi progressi, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Basta sfogliare un quotidiano o ascoltare il telegiornale per renderci conto di quante donne sono vittime di maltrattamenti, di ricatti, di violenze, di intolleranze. Uccise proprio dai loro mariti, fidanzati, ma anche vittime di sconosciuti violenti. Le cifre sono terrificanti. Secondo un rapporto dell’ONU, oggi più di cento Paesi sono privi di leggi contro la violenza domestica e più del 70% delle donne nel mondo sono state vittime nel corso della loro vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini.

E non dimentichiamo tutte quelle donne costrette a vivere nascoste dietro un velo, vittime di un agghiacciante fanatismo religioso, senza alcun diritto. Un esempio per tutte Malala Yousafzai una ragazzina pakistana come tante, una ragazzina come me, colpita alla testa da un colpo di pistola solo perché voleva andare a scuola, una cosa per noi assolutamente normale, anzi un diritto e un dovere, lei voleva imparare, voleva vivere la sua vita come ogni altro essere umano. In questo caso è significativa la frase dello scienziato e scrittore russo Isaac Asimov: “La violenza è l’ultimo rifugio dell’incompetente”.

 

ROSARIA ALARIO, CLASSE II A, SCUOLA SEC. I GRADO I.C.FR3

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