Dipartimenti di sostegno fiore all’occhiello dell’Istituto

Abbiamo intervistato le professoresse di sostegno Simona Compagnone, Bruna Pereno, Antonella Turriziani, Paola De Santis e Carmen Tomassi.

Un dipartimento molto attivo, vero fiore all’occhiello dell’Istituto Comprensivo Frosinone 3 che ha un approccio determinante per l’inclusione dei ragazzi con disabilità nelle quotidiane attività della scuola. Inclusione al servizio dei ragazzi coinvolgendo le famiglie e la scuola intera.

Come funzionano le vostre giornate lavorative?

Ogni giorno lavoriamo circa 3/4 ore al giorno e siamo in compresenza, maggiormente con le colleghe di italiano, matematica e lingue straniere. Il nostro obiettivo è attirare l’alunno il più possibile, rispettare le materie del giorno, con compiti ridotti per gli alunni interessati e ci posizioniamo in classe o fuori a seconda delle esigenze.

Quanto è gratificante lavorare con i ragazzi in difficoltà?

Le gratificazioni si hanno a lungo termine e non sono immediate perché di solito dopo poco tempo non si raggiungono gli obiettivi prefissati. Spesso si rimane delusi, ma per la maggior parte degli alunni si ha una crescita comportamentale.

Quando un ragazzo ha diritto al sostegno?

Secondo la normativa un ragazzo ha diritto al sostegno se i suoi problemi corrispondono alle indicazioni contenute nella legge 104, articolo 3 commi 1-3. Prima bastava un disturbo di apprendimento, ora ci deve essere una certa gravità di disturbo.

Che metodi si usano con i ragazzi per integrarli nel gruppo-classe?

Bisogna creare un rapporto di empatia tra insegnante e alunno, far capire all’alunno che la professoressa è lì per aiutarlo. Cercare di non isolarlo, renderlo partecipe a tutte le attività soprattutto ricreative in modo che entri in amicizia con i ragazzi. Sono importanti anche i contatti pomeridiani con i compagni e è necessario inserirlo in progetti con persone sempre diverse.

Siete contente di aver intrapreso questo tipo di insegnamento e dei risultati conseguiti?

Sì, siamo molto contente del lavoro che facciamo perché abbiamo un rapporto diretto con l’alunno. È vero che la gratificazione non è immediata, ma quando si conseguono i risultati essa arriva. Ogni giorno speriamo di fare meglio e di essere più d’aiuto, perché ciò che svolgiamo possa aiutare l’alunno nella vita.

Quali sono gli studi che avete dovuto affrontare per ottenere questo ruolo?

Dopo la laurea abbiamo svolto un corso biennale di formazione con 30 esami , in cui si consegue il titolo per insegnare ai ragazzi con minorazione psico-fisica, ai ciechi ed ai sordi.

Si studiano discipline teoriche riguardanti la psicologia, la pedagogia, la neuropsichiatria, discipline che riguardano la vista e l’udito a livello medico.

Le discipline pratiche riguardano le tre minorazioni e consistono soprattutto nell’approccio dell’insegnante con l’alunno (tirocinio).

Per la minorazione visiva si fanno 70 ore, per quella uditiva altre 70 e per quella psico-fisica ** ore.

Riccardo Scaccia

Giovanni Frongia

Fotoservizio Armando Vona

 

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