Il mio viaggio ad Assisi con papa Francesco per la Giornata della Pace

Martedì 20 settembre i Giovani per la Pace di Frosinone e di Ferentino si sono recati ad Assisi per partecipare alla giornata conclusiva dell’incontro internazionale “Sete di Pace: religioni e culture in dialogo”. Trent’anni dopo la storica Giornata di Preghiera per la Pace voluta da Papa Giovanni Paolo II, rappresentanti di religioni e culture diverse si sono riuniti nella città di San Francesco per tre giorni di dialogo e preghiera.

Verso le 17, terminata la preghiera ecumenica dei cristiani, presieduta da Papa Bergoglio, tutti gli esponenti delle varie religioni si sono ritrovati nella piazza davanti la Basilica Inferiore e ognuno di loro ha espresso la sua condanna verso ogni tipo di guerra, ma soprattutto verso l’indifferenza che ci spinge a voltare le spalle a chi affronta da anni queste immense tragedie. Il prof. Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha definito la guerra “madre della povertà”. È seguita, poi, la toccante testimonianza di una rifugiata siriana arrivata in Italia grazie ai corridoi umanitari. Il patriarca di Costantinopoli ha sottolineato che non ci può essere pace senza il rispetto reciproco, la collaborazione tra i popoli e la giustizia economica (quella giustizia attenta ai bisogni dei più poveri e alla salvaguardia delle tradizioni di tutti i popoli). Ha parlato quindi un rabbino che ha vissuto la Shoah (fu deportato in un campo di concentramento all’età di sette anni). Le sue parole sono state molto chiare: bisogna parlare ai giovani perché chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Forte è stato anche il messaggio del rappresentante islamico: “l’Islam è una religione di pace!”, avvertendo anche che bisogna lavorare accanto ai giovani per prevenire i fenomeni di fanatismo e di violenza. Ultimo a parlare è stato proprio Papa Francesco. Nel suo discorso ha definito l’indifferenza come la grande malattia del nostro secolo, un virus che genera pigrizia. Ha detto, tra l’altro, che non c’è nessun domani nella guerra, che la differenza non può essere motivo di conflitto e “ogni forma di violenza non rappresenta la natura di alcuna religione”. Ha concluso con una frase che ci deve far riflettere molto soprattutto a noi ragazzi: “Bisogna sporcarsi le mani per chi ne ha bisogno, non giudicare dietro una tastiera di computer”.

Alle 18 c’è stata la lettura dell’Appello di Pace che ha gridato al mondo intero che la pace è una responsabilità universale. Con la guerra tutti sono perdenti, anche i vincitori, e la guerra in nome della religione diventa guerra alla religione stessa. L’appello è stato firmato da tutti i rappresentanti e consegnato a bambini di 11 diverse Nazioni. A conclusione della giornata, è stata accesa la fiamma della pace su un grande candelabro.

L’evento di Assisi ha ridato un po’ di speranza e di coraggio nel cuore di ognuno di noi, il coraggio di cambiare atteggiamento, il coraggio di non girare la testa, il coraggio di darci da fare ogni giorno per salvaguardare il nostro pianeta, la nostra casa.

 

Rosaria Alario, III A

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