Un libro per i ragazzi con storie di sfruttamento e schiavitù: Iqbal, un insegnamento per tutti

È una storia vera, quella che Francesco D’Adamo, autore di “Storia di Iqbal”, racconta ai ragazzi. E parla di argomenti non proprio “adolescenziali”, ma che lui cerca di spiegare “ad adulti che hanno provvisoriamente 12-13 anni”. Infatti il libro citato prima, non solo ha avuto successo tra i giovani lettori, ma ha vinto numerosissimi premi nazionali e non.

iqbal

“Storia di Iqbal” tratta i temi dello sfruttamento minorile e della schiavitù nelle fabbriche di tappeti, nelle fornaci e nelle miniere. Questioni che verranno combattute valorosamente da un giovane operaio in Pakistan, Iqbal Masih che, con l’aiuto dei suoi amici e con un coraggio da leone, scapperà, farà arrestare il suo padrone e denuncerà al mondo la cosiddetta “mafia dei tappeti” arrivando fino in America. Iqbal però, muore poco tempo dopo, assassinato da una pistola in un villaggio, mentre si era allontanato qualche ora dalla famiglia e dagli amici, il giorno di Pasqua. Aveva solo 14 anni.

Ma chi è Francesco D’Adamo e perché ha scelto la storia di Iqbal?

Francesco D’Adamo è nato a Milano nel 1949 da profughi istriani. Nel 1990 ha scritto il suo primo libro Overdose e da lì ha scritto qualche romanzo giallo.

Poi si è dedicato all’insegnamento nelle scuole e da lì ha scritto molti romanzi a scopo pedagogico come lo stesso “Storia di Iqbal” e ” Storia di Ismael che ha attraversato il mare”.

Se dovessi fare una recensione al libro darei quattro stelle e mezzo, perché mi è sembrato un libro scritto molto bene, e perché affronta questi difficili temi dal punto di vista di un ragazzo che deve affrontare i temi dello sfruttamento e della schiavitù.

L’unico motivo che non mi ha fatto dare cinque stelle è stato il fatto che forse il libro è troppo corto: secondo me qualche pagina in più avrebbe saputo rendere di più l’idea di quello che questi ragazzi hanno dovuto affrontare, anche se, nessuna persona al mondo, saprà mai descrivere quello che hanno passato Iqbal e i suoi amici. Forse, neanche loro stessi.

 

Leonardo Testa

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