Vittorio Macioce ospite dell’Isco3: sognate sogni impossibili! 

Dai campi di calcio di Alvito al quotidiano del grande Indro Montanelli, passando per la guerra del Kosovo: in breve vi abbiamo descritto la vita di Vittorio Macioce, giornalista de Il Giornale di cui è capo redattore a Roma. 

Il redattore della Val Comino è stato infatti ospite della mattinata nell’Aula Magna. Non ha smesso di parlare un attimo, un po’ per sua volontà, divertendosi molto a parlare di sé e del suo mestiere, un po’ per le mille domande che noi della redazione gli abbiamo posto. 

Chi è rimasto più contento dell’incontro, però, è stata la nostra redattrice Emanuela Di Giacomo, la quale ascoltava sorridendo le parole del giornalista ciociaro. 


“Sognavo di essere il numero 10 dell’Inter- ha più volte sottolineato l’ospite- ma a 15 anni ho capito che il sogno non si sarebbe avverato dato che non ero ancora nelle giovanili dei nerazzurri ho cambiato aspirazione. Ecco come ho deciso di fare il giornalista”. Non era facile fare il giornalista a quell’epoca, specialmente nel suo paese: infatti, prima di lui, Alvito non aveva dato i natali a nessuno che poi avrebbe svolto quel complesso mestiere. Oggi ce ne sono tanti. “Sono felice perché ho rotto un tabù.- racconta ancora Macioce- Perfino la mia migliore amica, alla notizia del mio sogno, me lo screditò. Arrivò a dirmi che ero presuntuoso, anche se ancora oggi non capisco perché!”. Ecco perché ha invitato tutti i ragazzi presenti in Aula magna a fare sogni impossibili, provarci magari fallendo, ma tentare di renderli possibili. 

Macioce ama moltissimo il proprio mestiere, così come la propria terra: è lui che ha ideato il “Festival delle Storie” una manifestazione estiva che raccoglie i graziosi centri della Val Comino (Picinisco in particolare) a sentire le storie, appunto, che ospiti illustri hanno da raccontare, come la presentazione di un libro. Questa manifestazione ha ospitato persino un campione del calibro di Gianni Rivera, nientemeno che Pallone d’Oro 1970 e il più giovane esordiente in Serie A. “Il Festival delle Storie è nato in modo casuale: una volta a Piacenza incontrai il mio cantante jazz preferito e gli chiesi di venire a trovarmi ad Alvito. Annuì, anche se non ero convinto che sarebbe stato di parola. Invece si presentò e la sera, nel mio paese, si mise a parlare alla gente dell’America. Così nacque il Festival”.

Durante l’incontro, Macioce ha anche parlato della continua evoluzione del suo amato mestiere: “Il giornalista è un mestiere in costante evoluzione, a volte mi disorienta.- sottolinea- Mi ricordo il giorno in cui fu inventato Internet, da cui è partita la rivoluzione. Era lentissimo e dissi al mio amico ‘carino, ma mica ci possiamo mettere sei ore a trovare notizie’. E lui, che già aveva capito, mi disse ‘sei sciocco, oggi ci metterà un sacco, domani un secondo’. Aveva ragione”

L’incontro con Macioce, lunghissimo, ha toccato mille diversi argomenti: dal calcio al giornalismo, dal problema immigrazione alla politica, dalla geografia (a un certo punto, ricordando la prima intervista fatta a un emigrato del Burkina Faso, ha citato la celeberrima capitale di quest’ultimo, Ouagadougou, che si legge “Uagadugu”) al cinema addirittura: “Credo che voi giovani stiate vivendo il futuro che noi sognavamo: lo testimoniano i film ‘Blade Runner’ e ‘Ritorno al Futuro’ ambientati rispettivamente nel 2019 e 2014”. Un incontro, insomma, che ha coinvolto tutti i ragazzi presenti, talmente interessati da porre una ventina di domande all’ospite, il quale ha ripetuto spesso la frase “sognate l’impossibile”, riferendosi anche a se stesso dato che è stato il primo giornalista di Alvito. 

Uno dei punti clou della mattinata è stato quando il giornalista ha raccontato di essere stato un “freelance” in Kosovo, cercando di vendere i propri pezzi sulla guerra che lì era scoppiata, e di essere andato a Rio de Janeiro, sede delle ultimi Olimpiadi: “È come trovarti tutto il mondo vicino” ha detto sull’argomento. Alla fine dell’incontro tanti altri ragazzi l’hanno assalito in cerca di un autografo. Per cui, da come si può capire, l’incontro è stato un grande successo e si potrà ripetere di sicuro.

                                              Pietro Sordi

                     

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