Frosinone, una città ricostruita male

Frosinone, sotto il potere dello Stato Pontificio, diventa provincia di campagna. L’attività principale era dunque l’agricoltura, su cui si basava l’economia ciociara. Con l’annessione al Regno d’Italia non si verificano numerosi cambiamenti e la situazione rimane pressoché invariata.

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Corso della Repubblica nei pressi di vicolo Moccia

Nel 1927 Frosinone diventa capoluogo di provincia e la situazione cambia notevolmente. Dovendo ospitare personaggi militari e politici, la città deve riorganizzarsi e costruire nuovi palazzi dove ospitare nuovi cittadini. I principali architetti di questo periodo sono Edgardo Vivoli e Filippo  Berardi. Il primo, autore anche del Matusa, costruisce numerosi palazzi piuttosto importanti, pochi dei quali purtroppo sono ancora in piedi. Il secondo è autore invece del palazzo comunale, che sorgeva nell’attuale Piazza della Libertà, accanto al palazzo della Prefettura, dove oggi troviamo le Poste Centrali; è sua anche la palazzata, appunto, Berardi, su Corso della Repubblica. Durante il fascismo l’architetto Giovanni Jacobucci  ci regala il palazzo della Provincia. Sette anni, dopo scoppia la guerra.

Per Frosinone è un periodo buio. Gli abitanti vengono sfollati nelle campagne e sulla città si abbattono numerosi bombardamenti, il più dannoso è quello del 11 settembre del 1943.

Due anni dopo i frusinati possono uscire dai loro rifugi e possono guardare in che stato è messa la loro città. Che poi, di città ne è rimasta davvero poca. Subito ci si può accorgere come la struttura del campanile, simbolo della città, sia stata profondamente danneggiata da una contraerea tedesca, che ha provocato un foro dal diametro di almeno un metro vicino all’orologio che dà sul Corso. La maggior parte dei palazzi che danno proprio sul Corso sono crollati, danneggiati o inagibili. La palazzata Berardi presenta un bel buco nel mezzo, il palazzo comunale è sparito sotto le macerie, del Palazzo del Governo rimane solo una parte della facciata.

Dell’imponente palazzo della Guardia Armata dei Carabinieri non si vedono più neanche le fondamenta, la chiesetta di Santa Lucia sorge su uno scenario apocalittico, i caratteristici vicoli che affluivano su via Cavour sono diventati cumuli di macerie e la statua di Norberto Turriziani è sprofondata in uno dei tanti burroni che si sono aperti nella città. Delle due porte d’ingresso della città, Porta Romana non ha subito ingenti danni, mentre i palazzi su Porta Napoletana (conosciuta più come arco Campagiorni) sono crollati ed hanno danneggiato la struttura dell’arco.

Finita la guerra, comincia la lunga fase di ricostruzione. Ricostruzione non immediata, infatti i segni dei bombardamenti resteranno ancora a lungo nella città. Frosinone viene però costruita senza un piano regolatore, per cui un architetto poteva arrivare e fare: “Mazza, bello ‘sto posto, ci faccio un palazzo di dodici piani!”. Palazzi di poco meno di dodici piani sorgono in molti punti del centro storico della città, rovinandone l’aspetto e il panorama. Ne sono un esempio i palazzi che sorgono a via Moccia, largo Aonio Paleario  e piazza Emilio Diamanti, tutti opera dell’architetto Evangelisti, autore anche dei palazzi colorati di giallo di via Francesco Brighindi. In altri punti della parte alta della città sorgono palazzine che non sono il massimo ma che soprattutto non hanno una logica con il resto dei palazzi intorno. Di orrori nel centro troviamo il palazzo comunale e quello delle poste centrali. Ma la ricostruzione peggiore, o, meglio la costruzione è quella della parte nuova. Essa è stata infatti costruita senza un minimo senso logico, con un palazzo sopra l’altro, “lì dove c’era l’erba ora c’è una città”. Nella parte “nuova” troviamo il grattacielo “Edera” che sorge ove prima si trovava l’Osteria “De Matthaeis”e che doveva simboleggiare lo sviluppo economico della città, oggi non ha più un minimo senso logico.

A Frosinone sono da riorganizzare anche gli spazi pubblici: ne sono un esempio largo Turriziani, dove troviamo si e no un gioco per bambini e piazza Risorgimento, dove troviamo lavori perenni.

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Non dappertutto è stato ricostruito male: troviamo belle palazzine affianco alla chiesetta di Santa Lucia, a vicolo Rosati e a piazza Risorgimento.

Ma Frosinone è solo brutta? Ovviamente no. Tra le migliori architetture il campanile, la cattedrale di Santa Maria, il palazzo della prefettura, la chiesa di San Benedetto, l’Amministrazione Provinciale e il Tiravanti.

Pietro Bartolini

Giacomo Sordi

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