Santa Lucia, il piccolo Pantheon di Frosinone

In Corso della Repubblica, poco dopo Piazzale Vittorio Veneto, troviamo una chiesetta, di pianta quadrata, pittata di arancione e con una targa che recita DEO HONOREM B. LUCIÆ.

La chiesetta di Santa Lucia venne costruita nel 1860 su disegno dell’ingegnere Raffaele Boretti di Acquasparta (Terni), per ripagare la parrocchia di San Benedetto a causa della demolizione nel 1854 di una piccola chiesa situata nel luogo dove sarebbe poi sorto il palazzo dei Reali Carabinieri, oggi sede della Banca d’Italia.

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Un giovane frusinate con sullo sfondo la chiesetta di Santa Lucia sfondata da una cannonata

La chiesetta non venne però mantenuta dalla parrocchia di San Benedetto e nel 1904 lo stato di degrado era evidente. Allora il sindaco dell’epoca, Giovanni Battista Grappelli, incitò la Curia di S. Benedetto di riparare la chiesa o di demolirla. Non ottenne risposta, allora acquistò la chiesetta con l’idea di restaurarla e di restituirla al culto. I lavori iniziarono però soltanto nel 1912 e la Gazzetta Latina, un giornale locale, ne parlò così:

Finalmente, mercé le spontanee oblazioni cittadine, si è posto mano al restauro del grazioso tempietto di S. Lucia che su disegno dell’ing. Boretti, sorse nel 1860. Il tempietto era una riproduzione lillipuziana del Pantheon di Agrippa, e costituiva nella Via Nuova, ora Corso Vittorio Emanuele, un primo inizio di costruzione nel futuro quartiere che più tardi vi sorse, per opera specialmente del defunto Marchese Filippo Berardi. Un po’ per taccagneria della Curia di S. Benedetto, molto per incuria del Comune il tempietto andò deperendo al punto che negli ultimi tempi era diventato il rifugio per gli appuntamenti amorosi, e una specie di ritirata per i passanti sorpresi da quelle il Berni chiamò le occorrenze senza dilazioni. Ora si vuol tornare all’antico splendore, quando cioè era il sacro ritrovo della scolaresca. Nazzareno Vona che ne cura il restauro saprà fare le cose in modo, però si guardi da contraffarlo nelle sue linee classiche, come sembra una abbia cominciato a fare. Perché chiudere la volta semisferica che deve restare aperta nella sua sommità? La tappatura la fa rassomigliare a un serbatoio d’acqua. Si può passare sopra alla riduzione dei gradoni circolari della cupola, ma alla chiusura no. Veda il buon Nazzareno di rimediare presto all’errore dell’audace modifica e riapra la via al sole che, nel concetto mistico, è il viso di Dio che si affaccia dall’alto a illuminare il suo tempio”.

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La parte alta di Corso della Repubblica alla fine dell’800 con Santa Lucia in stato di degrado

Successivamente fu istituita una piazza accanto alla chiesa, intitolata ad Armando Diaz, che sorgeva dove prima si trovava il giro dei cavalli di Palazzo Molella, antica sede dell’Amministrazione Provinciale.

La chiesetta di Santa Lucia è sopravvissuta al bombardamento dell’11 settembre 1943 ed oggi è l’unico edificio superstite della parte alta del Corso. La chiusura della cupola a cui accennava la Gazzetta Latina esiste ancora oggi. A un po’ di anni di distanza dall’ultimo restauro S. Lucia avrebbe effettivamente bisogno di una mano: l’intonaco è scrostato in alcuni punti e i gradoni della cupola (che sono in ferro) arrugginiti.

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Frosinone, 12 settembre 1943


Giacomo Sordi

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