Cala il sipario sul “Matusa”, occhi puntati sul nuovissimo “Benito Stirpe”

Dopo il velo pietoso steso sulla stagione 2016-17 e sull’aborto di partita giocata contro il Carpi, un velo (astratto) si stende anche sullo stadio Matusa. Infatti, quella giocata contro gli emiliani è stata l’ultima partita ospitata dal “Comunale”.

Finita la stagione regolare e non, la casa dei Canarini diverrà il nuovissimo e modernissimo “Benito Stirpe”, dalla capienza di 16.125 posti a sedere, quarto stadio di proprietà d’Italia. I lavori, infatti, procedono a gonfie vele e dopo aver completato la copertura delle curve e dei distinti, si sta procedendo alla realizzazione dei piloni che reggeranno la copertura della tribuna centrale.

Se però andiamo su Wikipedia, possiamo notare che la data d’inizio dei lavori è il 1974. Un attimo, 43 anni per fare uno stadio in profilati metallici di 16.125 posti? A dir la verità, non proprio. Infatti, un progetto sulla realizzazione dello stadio risale proprio a quel decennio, anni in cui il Frosinone vagabondava tra C1 e C2. Ed ecco che nei bar si inizia a vociferare (anche perché il progetto era per niente male) di un nuovo stadio che avrebbe fatto vergognare l’Olimpico, addirittura rabbrividire San Siro. Ma furono, appunto, solo voci.

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I veri progetti risalgono al 1980 e si parla di 20.000 posti. Nulla divenne concreto fino a dieci anni dopo. Infatti, le Notti Magiche di Italia ’90 diedero una possibilità concreta di modernizzarsi agli stadi italiani (possibilità evidentemente sfumata, se vediamo la situazione dei nostri stadi oggi) e il Casaleno era uno di questi.

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Arrivano i finanziamenti, ma non sufficienti, dato che, proprio a causa di indispensabilità economiche la realizzazione si ferma al solo innalzamento della tribuna centrale. Opera che rimane incompiuta per quarantatré anni, quando il Frosinone acquista lo stadio e con l’aiuto del Comune e lo realizza. Così, mentre un velo si stende, uno si alza.

Giacomo Sordi

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