Il parco del Matusa: la storia del mitico stadio e il progetto del nuovo spazio verde pubblico

Era il 1930 quando, poco tempo dopo dalla fondazione della squadra di calcio cittadina avvenuta due anni prima, venne realizzato nei pressi del fiume Cosa un campo sportivo comunale.

Stadio-Matusa-Frosinone

La struttura originale non prevedeva tribune e il terreno da gioco era recintato da una staccionata. Verso la fine degli anni Trenta venne realizzata la tribuna centrale, scoperta, su progetto dell’ingegner Edgardo Vivoli. Nel secondo dopoguerra, il campo venne spostato per far spazio a delle palazzine INA, primo atto dell’urbanizzazione che porterà l’allora Stadio Comunale dal trovarsi in aperta campagna all’essere inglobato nel centro della parte nuova della città. Venne poi realizzata, nel 1949, la copertura “a conchiglia”: una struttura che parte dalla base e va a coprire tutta la gradinata. Oggi, insieme allo stadio Artemio Franchi di Firenze, è l’unico stadio di Serie A e B ad averla. Poco dopo venne realizzato di fronte alla tribuna la struttura dei distinti. Non vennero realizzati interventi durante i decenni successivi, per cui lo stadio iniziò ad assumere un aspetto un po’ vecchio. Per questo motivo, all’inizio degli anni ’70 il giornalista locale Luciano Renna diede allo stadio il nomignolo Matusa, che da allora ha sostituito l’anonimo “Comunale” nel cuore dei tifosi. Proprio alla fine di questo decennio vennero realizzate le curve in struttura metallica. Il Frosinone agguantò, nel 1987, la promozione in Serie C1, che permise un ampliamento dello stadio fino ai 10.000 posti a sedere. Negli anni successivi il Frosinone retrocesse e la capienza del Matusa fu dimezzata. Nel 2006, per la promozione in B, il Matusa passò dai 5.600 ai 9.680 posti. Il 23 Agosto 2015, il Frosinone fa conoscere alla Serie A il Matusa: per l’occasione, il “Comunale” arriva all’attuale capienza di 10.000 posti. Nonostante l’aspetto dilettantistico, lo stadio mantiene un certo fascino anche nella massima serie, la tifoseria e l’impianto vengono elogiati dall’allenatore del Sassuolo Eusebio Di Francesco e dal capitano della squadra emiliana Francesco Magnanelli in seguito agli applausi dei tifosi anche dopo la sconfitta che è valsa la retrocessione del Frosinone in B. Il Matusa non finisce, però, la sua vita sul palcoscenico della Serie A visti i ritardi nella realizzazione del nuovo Benito Stirpe. Ospita le partite interne dei Canarini per il campionato di Serie B 2016-17 e la, purtroppo amara per come si è svolto il campionato, possibilità di ospitare almeno un’altra (da dimenticare…) partita. Dopodiché, dopo ottantasette anni di onorato servizio, lascerà il lavoro al nuovissimo e modernissimo Benito Stirpe, sorto attorno alla tribuna di quello che doveva essere lo stadio Casaleno. Ma che fine farà il Matusa? Farà, per tre quarti della struttura, una fine “tragica”: distinti e curve verranno demoliti e rimarrà solo la tribuna centrale, che verrà utilizzata per eventi e concerti. dove oggi troviamo il terreno da gioco, i tornelli e tutto il resto, sorgerà un parco realizzato in collaborazione con l’Accademia Di Belle Arti. Il progetto prevede giardini, camminamenti, giochi per bambini, spazi per attività sportive, pista ciclabile, piazza verde principale, chioschi, spazi per spettacoli e, al centro, come collegamento tra passato e futuro, un leone rampante, simbolo della città e del Frosinone. La realizzazione del parco sarà suddivisa in tre fasi e dovrebbe durare 24 mesi, ma una parte dovrebbe essere aperta già in autunno. I lavori inizieranno appena finiti i play-off.

Giacomo Sordi

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